Parlando di Italia questo dato è ancora più evidente. Tutto
quello che vediamo è passato in rassegna dell'occhio millenario dell'uomo e
sotto la sua potenza plasmatrice. Ovviamente tutta l'Europa è così e non c'è
più un angolo del vecchio continente che non sia stato usato, gestito o
volontariamente lasciato inutilizzato. Ma in Italia, malgrado le alte montagne
dove nessuno abita o coltiva, gli uomini ci vivono da molto tempo e hanno
attraversato il tempo che compone i secoli abitandoci di continuo, dall'epoca
preistorica a oggi, sempre al centro delle cose importanti che accadevano e con
molta abbondanza e ricchezza economica da poter usare per plasmare il paesaggio
e di conseguenza manifestare se stessi. L'Italia è un ottimo punto di
osservazione per capire come è cambiato l'uomo in rapporto all'ambiente
circostante. L'Italia è quindi un testimone privilegiato, da interrogare bene e
a lungo.
Questo blog si prefigge l'obiettivo di analizzare la relazione tra l'uomo e ciò che lo circonda, sia esso lo spazio in astratto, il paesaggio, l'ambiente, l'urbe. Con un particolare sguardo al territorio della Tuscia viterbese, per accogliere tutte le denunce ambientali e le emergenze, per migliorare ma anche promuovere questo territorio ricco di storia, cultura e archeologia.
martedì 4 ottobre 2011
Paesaggio e Uomo. Natura e natura
Parlare di paesaggio significa parlare dell'uomo. Il
paesaggio è sempre umano. Il resto è natura, o meglio Natura con la N
maiuscola. Un mio caro amico diceva: “Quando vai in campagna ciò che vedi non è
Natura incontrastata, ma Natura addomesticata, ovvero assoggettata ai fini
umani, come un maiale è un cinghiale strappato alla selvatichezza”. Quello che
stupiva il mio amico era che uscire dalla città non significa uscire
dall'influenza dell'uomo, benché in un certo senso così sembra per il luogo comune. Recinzioni, tralicci,
uliveti, orti e boschi tagliati per la legna: la campagna è un grande
laboratorio umano e non basta il verde delle foglie e del prato per farci
allontanare da ciò, benché la stretta della forte presenza umana in qualche
modo si allenti uscendo dalle metropoli.
mercoledì 14 aprile 2010
Il Borgo di Chia. Cosa fare?

Una domanda concreta: cosa fare con il magnifico borgo di Chia? Ristrutturarlo, vendere le case ai privati, esigere che l'istituto per le case popolari ci spieghi dove sono finiti i miliardi degli ultimi dieci anni?
Io vivo a Chia e sono combattuto di fronte a questa realtà in decadimento, ma d'altra parte ho paura che gli eventuali lavori di recupero facciano peggio di come è adesso (un esempio è il centro storico recuperato di Bassano in Teverina, ridotto a casermoni di pietra disabitati). Dopotutto ora il borgo di Chia è uno splendido agglomerato di rovine che si staglia verso la valle del Tevere...
Forse una soluzione intermedia sarebbe la più idonea? Affidare alcune case ai privati, altre lasciarle all'Istituto per le case popolari e altre ancora farle gestire dal Comune di Soriano?
Ecco un altro punto fondamentale: il Comune di Soriano nel Cimino, di cui Chia è frazione. E in quanto frazione è emarginata, dimenticata, abbandonata a se stessa, lontana dalle politiche comunali perché apportatrice di pochissimi voti.
E poi ancora un altro problema (come se non bastassero). Al di là delle possibilità: qual è la situazione attuale amministrativa e operativa per il borgo?
Il mio disagio è espresso in questo video realizzato dopo un crollo avvenuto lo scorso novembre. Crollo a chia
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